
Vorrei dedicare questo post a tutti coloro che hanno dei dubbi sul buzz marketing e
che ancora non sanno come interpretare la frase “i mercati sono conversazioni”. Lo spunto viene dal blog
Digital Influence Mapping Project. Prendiamo in considerazione per un secondo
il punto di vista del brand: vuole che il blogger parli positivamente del prodotto o del brand stesso, pensando al fatto che i consumatori leggeranno quelle pagine. Nello stesso tempo si affida a
strategie di SEO e SEM per far si che si trovino quanti più risultati positivi, possibili. L’ottica è quella giusta, magari la prospettiva un po’ meno. L’errore è nel non considerare l’enorme
differenza tra pagare un media e il word of mouth. Il
WOMMA (Word of Mouth Marketing Association) professa la totale apertura del rapporto tra blogger e brand, parlando anche di
HONESTY ROI basato proprio sulla famigerata questione
ETICA. Per tanto si definisce il WOM come un “
earned media” dove
earn=guadagno fa riferimento
alla fiducia da parte del consumatore che rappresenta il vero guadagno per l’azienda. C’è una bella differenza inoltre tra
cosa si può provare a fare per catturare l’attenzione dei digital
leader e guadagnarsela. In particolare quest’ultima è la soluzione che sosteniamo con forza e convinzione. Non si può comprare un blogger. O meglio non si può comprare la sua
attenzione e pretendere di generare WOM. Credibile, aggiungerei. Il Word of Mouth marketing è differente.