
La settimana scorsa due argomenta hanno monopolizzato
l’attenzione mondiale: il
catastrofico sisma di Haiti (in maniera molto più ampia) e l
o scontro molto politically correct Cina vs Google.
Le azioni di Google hanno riportato l’attenzione sull’interminabile questione della censura che pende sulla testa della Cina, mentre la distruzione di Haiti ha mobilizzato centinaia di migliaia di
persone ad aprire i portafogli e cuori. Ma in tutto questo
i social media hanno un ruolo determinante, di cui è giusto accertare l’impatto.
Dopo un terremoto di magnitudo 7.0 e scosse di assestamento multiple che hanno devastato lo stato di Haiti, i social media sono diventati il medium tramite il quale tutti possono divulgare le
notizie a livello mondiale. Le foto del dramma hanno fatto il giro del mondo, mentre i giganti del web e della tecnologia iniziavano ad attrezzarsi.
La parte più impressionante è relativa
alla campagna di messaggi di solidarietà: sono stati raccolti più di 10 milioni di dollari per i sopravvissuti. I social media allertano il mondo, la tecnologia offre i mezzi per
agire.
Sul versante Google vs Cina c’è da dire che dal punto di vista politico, la Cina è stata messa sotto pressione; anche se probabilmente Obama e il governo non si schiereranno pubblicamente sulla
questione.
Ma ciò che a noi interesse è che i social media vengono utilizzati per “combattere” l’odiosa oppressione della censura (vedi
Iran). Anche se la lotta è dura contro i firewall cinesi.
Altro esempio nostrano di come i social media impattino positivamente nel coinvolgimento sia pratico che emotivo, ci viene dalla tragedia abruzzese. Ridimensionando, ovviamente, le cifre è
possibile notare osservare dallo studio riportato in
queste slide, che l’impatto è stato importante anche sullo
scenario italiano: da
friendfeed a
facebook,
passando per blog
(circa tra 80 e 900 post) e wikipedia.
In tutti e tre i casi i social media hanno avuto un impatto principalmente sugli eventi in corso. Piattaforme come Twitter e Facebook, ma anche e soprattutto i blog hanno fatto da cassa di
risonanza a livello mondiale, molto prima dei principali mezzi di comunicazione. E i suddetti tools sembra abbiano realizzato un forte riscontro in termini di awareness.
I social media probabilmente non bloccheranno la censura, nè aiuteranno le persone di Haiti rimaste da sole, nè tanto meno riusciranno a ricostruire i danni di un terremoto, ma hanno trasformato la
comunicazione i media e il modo di trasmettere informazioni.
Senza dubbio l’ultima parola spetta alle persone: tirar fuori dalle macerie altre persone e combattere per la libertà, insomma
impattare sul mondo, sia si tratti di catastrofi sia si
tratti di altro…
Stay tuned!