Una ricerca di MIllward Brown commissionata da Google evidenzia come l’utilizzo dei social network all’interno delle aziende porti vantaggi in termini di tempo, contatti e sviluppo di idee innovative, sfatate così tutte le convinzioni che vedevano i social media come “demoni” per i dipendenti . Italia e Spagna i paesi più “entusiasti”.
La società di analisi MIllward Brown, per conto di Google, ha realizzato un report (qui la versione originale) riguardo l’impatto dell’utilizzo dei social media da parte dei dipendenti sulle performance aziendali utilizzando un campione di 2700 responsabili d’azienda (manager e non) di 7 Paesi europei: Italia, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Svezia e Gran Bretagna.
I risultati sono abbastanza sorprendenti.
Dalle risposte raccolte emerge che i dipendenti che navigano sui social network durante l’orario di lavoro siano più soddisfatti dei loro colleghi (il 38% afferma di essere molto soddisfatto, contro il 18 % dei non utenti) e, inoltre, ritengano di essere anche più produttivi. I lavoratori italiani e spagnoli sono i più entusiasti nei confronti del potenziale dei social media: il 74 % è sicuro che avranno un impatto positivo sulle loro attività (contro, ad esempio, il 53% della Germania o il 61% della Francia).
Inaspettatamente è proprio lo staff senior (manager che hanno incarichi di livello board) ha mostrare un utilizzo più elevato dei social media: il 71 per cento (l’83% in Italia) li usa almeno una volta alla settimana, contro il 49% dei lavoratori in ruoli junior (47% quelli italiani). “Siamo rimasti sorpresi anche noi – racconta Giura Trabocchetta – dalla percentuale di top manager che usano i social, ma pare che il cambiamento si stia diffondendo anche nelle fasce meno inclini alla tecnologia. Esistono certamente ancora imprenditori che si fanno stampare la mail dalla segretaria, ma oggi anche costoro prima di andare a un meeting consultano il profilo LinkedIn del loro interlocutore” (Fonte: LaStampa.it).
Il campione italiano è costituito da 305 addetti in ruoli manageriali e non di aziende private (85%) e pubbliche (15%), con almeno cinquanta dipendenti (25 se in imprese con sedi in più paesi). Tra questi, il 34% ha dichiarato di utilizzare i social pubblici (Facebook, Google+, LinkedIn, Twitter e così via). Minore è l’uso degli strumenti social prettamente aziendali (per esempio, Yammer), con un 24% che non li ha mai utilizzati. A livello europeo i dati sono sostanzialmente simili a al campione italiano: il 32% usa i social tool pubblici ogni giorno e il 25% non ha mai utilizzato i tool social aziendali. La maggioranza dei manager italiani (79%) ritiene che l’utilizzo degli strumenti social abbia avuto un impatto positivo nel favorire la crescita e l’espansione dell’azienda: nello specifico, oltre il 70% afferma che siano stati determinanti nella riduzione di meeting, conference call e viaggi per riunioni di lavoro ma anche utili ad aumentare creatività, innovazione, sviluppo di nuove idee nonché nel miglioramento della qualità del lavoro.
Complessivamente in Italia c’è una maggiore fiducia, superiore alla media europea, nei confronti del potenziale degli
strumenti social e in un periodo di enorme crisi e pessimismo generale sicuramente è un dato da segnalare. Sono da considerare, però, i limiti di questa ricerca: le stime percentuali
si basano su valutazioni soggettive degli intervistati (quindi le percezione dell'impatto dei nuovi tool sulla loro attività, piuttosto che su calcoli scientifici) e le aziende considerate erano
solo quelle di medio-grandi dimensioni che presumibilmente hanno maggiore bisogno di connessioni.
“È chiaro che siamo ancora in fase di transizione nell'acquisizione di questi strumenti – chiarisce Domenico De Masi, docente di sociologia del lavoro all'Università La Sapienza – ma per la prima volta, dopo che per secoli è stata una faccenda di pochi per molti e più di recente grazie ai mass media, di pochi che si rivolgevano alla massa, ora la cultura tramite i social media, è diventata una questione di molti per molti. Sul piano aziendale, oggi il perimetro di un'impresa coincide con l'intero pianeta, le pareti di ogni ufficio sono diventate trasparenti e porose e il mercato entra nell'azienda senza che i manager debbano uscire per cercarlo. E questa è una rivoluzione epocale” (Fonte: LaStampa.it).